…parlo di sogni, che sono figli di una mente vagabonda, pieni soltanto di vana fantasia, fatta di una sostanza tenue come l’aria e più incostante del vento, che anche adesso corteggia il gelido seno del nord, poi si irrita e fugge via tornando al sud stillante di rugiada…

domenica 15 novembre 2009

Stringimi

Abbiamo cantato in silenzio.
Se con le ali potrò volare, senza potrò toccare il cielo solo guardandolo. Il mio potere è dentro il mio pensiero. Sono io a decidere i nomi delle cose. Scrivo col sangue dei miei amori patiti e ormai putrefatti al sole di un inverno, questo, che ancora bussa indeciso dietro la porta. Le vite vissute, tutte sognate, erano la mia vita, ma in secoli lontani da me. Tutte le mille volte che ho parlato di te. Tutte le mille volte che ho guardato allo specchio. Il mio volto mi ha sorriso. Sia con lacrime, sia con l'amore negli occhi. I colori sbiaditi dal flash della memoria. Il sapore più tenue, l'odore meno acre, la pelle asciutta e il sesso sgonfiato dall'eccitazione.

mercoledì 4 novembre 2009

orgasmo di dio

Sono stato graffiato dal tuo sorriso

mentre il riparo che cercava 
in me il centro del tuo
corpo
faceva gemere bocca e anima nella mia 
personale essenza 
di uomo che ti appartiene

Perché fui uomo 
anche stando sotto
un uomo
tenendo le tue mani di uomo
nelle mie
e colmando le tue labbra della mia
saliva dolce 
di baci e di miele

orgasmo sperato e appiccicoso 
sul ventre di un dio
che siamo noi per ognuno 
di noi
uno produce il miele
l'altro lo divora e graffia

martedì 3 novembre 2009

Addio Alda Merini

Riporto qui un'articolo de "La Stampa".
Non ho parole per descrivere questa somma di dolore che mi accompagna. La Poesia ha perso una grande scrittrice. Io un modello da seguire.
Vorrei dare un colore particolare alle prime righe dell'articolo, della stessa poetessa, che dovevano comparire sul sito ufficiale nei prossimi giorni.

Considerata una delle più grandi
scrittrici del novecento era stata
ricoverata nel reparto di oncologia

dell'ospedale San Paolo di Milano


MILANO
«Sono una piccola ape furibonda. Mi piace cambiare di colore. Mi piace di cambiare di misura». Sono queste le parole che Alda Merini, la grande poetessa scomparsa oggi a Milano, aveva scelto per la hompage del suo sito ufficiale, accanto ad una immagine molto intensa, in bianco e nero, con l’immancabile sigaretta in mano e la altrettanto inseparabile collana di perle al collo.

Del resto, in questo mettere insieme regole borghesi e trasgressione era l’anima della sua opera dolorosa, segnata dall’esperienza della follia e del disagio fisico ed economico, in un ventennale entrare e uscire da ospedali psichiatrici tra gli anni Sessanta e Settanta. «Sono molto irrequieta quando mi legano allo spazio», scriveva in una componimento intitolato Poesia e la sua instabilità si traduceva in versi ad altissima intensità emotiva, spesso erotica, sin a partire dai primi componimenti, semplici, lineari, di pochi versi.

Alda Merini ha iniziato a comporre le prime liriche giovanissima, a 16 anni. Il suo primo incontro con il mondo letterario avvenne quando Silvana Rovelli, cugina di Ada Negri, sottopose alcune delle sue poesie ad Angelo Romanò che, a sua volta, le fece leggere a Giacinto Spagnoletti, considerato lo scopritore della poetessa. La prima raccolta di poesie di Alda Merini: "La presenza di Orfeo", pubblicata nel 1953, ebbe subito un grande successo di critica. Il suo capolavoro è però considerato "La Terra Santa" che le è valso, nel 1993, il Premio Librex-Guggenheim "Eugenio Montale" per la Poesia.

Altre sue raccolte di versi sono "Testamento", "Vuoto d’amore", "Ballate non pagate", "Fiore di poesia 1951-1997", "Superba è la notte", "L’anima innamorata", "Corpo d’amore", "Un incontro con Gesu", "Magnificat. Un incontro con Maria", "La carne degli Angeli", "Più bella della poesia è stata la mia vita", "Clinica dell’abbandono" e "Folle, folle, folle d’amore per te. Poesie per giovani innamorati".

Nella sua carriera artistica, Alda Merini si è cimentata anche con la prosa in "L’altra verita". "Diario di una diversa", "Delirio amoroso", "Il tormento delle figure", "Le parole di Alda Merini", "La pazza della porta accanto" (con il quale vinse il Premio Latina 1995 e fu finalista al Premio Rapallo 1996), "La vita facile", "Lettere a un racconto. Prose lunghe e brevi" e "Il ladro Giuseppe. Racconti degli anni Sessanta" e con gli aforismi "Aforismi e magie". Nel 1996 era stata proposta per il Premio Nobel per la Letteratura dall’Academie Francaise e ha vinto il Premio Viareggio. Nel 1997 le è stato assegnato il Premio Procida-Elsa Morante e nel 1999 il Premio della Presidenza del Consiglio dei Ministri-Settore Poesia.

Vi lascio con due poesie, tra l emie preferite, di Alda.


Vorrei un figlio da te che sia una spada
lucente, come un grido di alta grazia,
che sia pietra, che sia novello Adamo,
lievito del mio sangue e che risolva
più quietamente questa nostra sete.
Ah, se t’amo, lo grido ad ogni vento
gemmando fiori da ogni stanco ramo
e fiorita son tutta e d’ogni velo
vo scerpando il mio lutto
perché genesi sei della mia carne.
Ma il mio cuore, trafitto dall’amore
ha desiderio di mondarsi vivo.
E perciò dammi un figlio delicato,
un bellissimo, vergine viticcio
da allacciare al mio tronco, e tu, possente
olmo, tu padre ricco d’ogni forza pura
mieterai liete ombre alle mie luci.

Il suo sperma bevuto dalle mie labbra
era la comunione con la terra.
Bevevo con la mia magnifica
esultanza
guardando i suoi occhi neri
che fuggivano come gazzelle.
E mai coltre fu più calda e lontana
e mai fu più feroce
il piacere dentro la carne.
Ci spezzavamo in due
come il timone di una nave
che si era aperta per un lungo viaggio.
Avevamo con noi i viveri
per molti anni ancora
i baci e le speranze
e non credevamo più in Dio
perché eravamo felici.

Grazie Alda.

What dreams may come.


Il dolore è l'unica cosa che non si attenua. Tutte balle quelle che ti sussurrano tra l tue lacrime, quando lasci tracce di umido sui solo abiti, tra i oro capelli. Tutte balle. E a te non resta che versarne ogni notte, a volte poco, a volte molte. Ormai non puoi più farne a meno.
Basta un ricordo, prima un sorriso e poi il desiderio irrefrenabile di stringerlo, dirgli che lo vuoi lì accanto.
La morte è una fregatura.
E a noi, a me non resta che un ricordo sbiadito, e il mancato abbraccio di un padre che se n'è andato via troppo presto.
Anche dopo un mese, non ha senso smettere di soffrire. Non avrà mai senso smettere di soffrire.
La morte è una fregatura. Ma solo per chi morto non lo è ancora.

Ma... c'è un ma...
"Alle volte, quando si perde... si vince"

Sono più forte, e lo devo solo a te, ai tuoi silenzi e ai tuoi sguardi. Le lacrime si asciugano, il tuo ricordo no. Mai.
Tuo Figlio

domenica 18 ottobre 2009

la sapienza e le azioni

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da un settimana queste tre cose mi perseguitano. Notizie positive hanno bussato alla mia porta, ma ora non so bene quanto siano positive, se devo mettere da parte la mia vita per praticare poche azioni che prima erano così lontane da me!!!! Davvero sento un pò di essere soffocato.
un lavoro ora ce l'ho, anzi due lavori. E mi vanno benissimo, per il momento (visto che uno non è così impegnativo e l'altro non l'ho ancora iniziato)
Lo studio, l'università, colei che dovrebbe essere il mio primo pensiero, la mia prima attività, o almeno la prima della lista, vede togliersi da sotto il naso gran parte della torta che gli avevo messo nel piatto e stava già assaporando con l'olfatto... giàggià perchè voglio davvero mettermi sotto!!! Spero non siano solo parole ti prego ti prego ti prego!
Sono così incasinato ora come ora che non so davvero cosa fare e come comportarmi. Un lavoro mi serve per forza, non posso rinunciarci, in questo momento poi... Ma le lezioni? Lo studio? Gli esami? Sono parecchio sballottato e agitato.
Però sono determinato a vedere cosa ne viene fuori, e soprattutto, sono convinto che se mi organizzo posso anche riuscire a fare tutto ciò che mi son promesso di fare.
Devo farcela. Basta organizzarsi. Ed io mi organizzo. Lo sto già facendo. Mi sto organizzando!!
Okay, ennesimo post inutile e pieno di seghe mentali. Ora si lavora. In tutti i sensi.

sabato 17 ottobre 2009

La mancanza di attività, scusate il giro di parole, non è certo quello che mi manca in questo periodo. Anzi, forse è la mia medicina. Non che abbia un costante bisogno di fare fare fare. Però odio stare in panchina, e so di esserci restato per molto tempo. Ci voleva una cosa come questa a svegliarmi dal torpore del'inettitudine più radicata. Un tempo, essere un inetto era anche divertente, poi lo si diventa e se ne vuole uscire. NON SI è MAI VERAMENTE FELICI.
Dire che preferirei continuare ad essere un inetto, ma avere ancora mio Padre con me, bhe, è la banalità più scontata. Molte persone mi sono vicine, dalle più desiderate, quelle che davvero voglio al mio fianco, che mi abbracciano, che mi tengono stretto e dicono niente perchè niente voglio sentire, fino a quelle che si fanno sentire solo attraverso il Network.
Colgo l'occasione per ringraziarle tutte. Allo stesso modo.

Poi ci sono io. Irrimediabilmente la mia testa cerca soluzioni. Scruto l'orizzonte, che ora è ancora più vasto, ma forse più vicino di prima. Devo essermi messo a correre per toccarlo, e non me ne sono reso conto. Però ultimamente il vento era più forte, e il freddo che ha portato, mi è servito a darmi una scrollata.
Sono ripetitivo, come sempre. Ma sono anche più maturo. Queste occasioni ti lacerano, ma ti fanno anche crescere.
Se sono veramente cresciuto, questo lo dico io, ma da fuori cosa si pensa? Non lo so. Non mi interessa.
Ora si agisce.
In bocca al lupo a me!

giovedì 15 ottobre 2009

Lontano lontano - Luigi Tenco

Lontano lontano nel tempo
qualche cosa
negli occhi di un altro
ti farà ripensare ai miei occhi
i miei occhi che t'amavano tanto

E lontano lontano nel mondo
in un sorriso
sulle labbra di un altro
troverai quella mia timidezza
per cui tu
mi prendevi un po' in giro

E lontano lontano nel tempo
l'espressione
di un volto per caso
ti farà ricordare il mio volto
l'aria triste che tu amavi tanto

E lontano lontano nel mondo
una sera sarai con un altro
e ad un tratto
chissà come e perché
ti troverai a parlargli di me
di un amore ormai troppo lontano.

Mi manchi

mi manchi.

giovedì 8 ottobre 2009

Padre

La tua voce scura.
Che mi sprona
e incoraggia.
Non sei più distante ora che non ci sei più. Non più di quanto lo fossi prima.
Resta un solo vuoto, nella casa che con le tue mani hai reso nostra.

Ma solo nel corpo non ti vediamo.
Sei qui.

Per sempre. Ti voglio bene.

Tuo figlio.

giovedì 1 ottobre 2009

acrostico II


E sei distante, ma neanche tanto.
Sai che la nostra unicità ci rende
Uniti sempre.
Limiti di spazio, ostacolano
Il nostro contatto di corpi. Ma le nostre anime...

Lo sai.
Ti adoro esule.