…parlo di sogni, che sono figli di una mente vagabonda, pieni soltanto di vana fantasia, fatta di una sostanza tenue come l’aria e più incostante del vento, che anche adesso corteggia il gelido seno del nord, poi si irrita e fugge via tornando al sud stillante di rugiada…

giovedì 27 agosto 2009

partorire

Come un sognare a metà, svegliarsi e non ricordare nulla. Come un graffio, fatto dalle pagine del libro preferito. Ho la morte nel cuore, e mille parole nella testa. Ancora una volta parole. Scuse buttate a tappare. Catrame nelle strade. Odio e amore. Delusione sconfinata, che scopa furiosamente con il mio corpo inerte. Mi viene addosso, il suo seme è nero. Mi ingravida, si prende gioco di me. E pur essendo uomo, mi ritrovo a partorire un piccolo diavolo, cresciuto nella mia testa. Come Minerva da Zeus. NO. Peggio.
Io e la delusione, genitori ancora una volta. Il suo nome?
Perdono. La sua dinastia sarà sempre quella dell'amore. Ma chissa che non sia l'ultimo discendente. Dopo una lunga serie di figli morti. E come scopata, non è stata neanche un granchè. E' stata stremante. Lunga. Spossante.
Sarebbe stato meglio che mi facessi una sega. Non avrei visto quel seme scuro entrare in me. Non avrei visto quella tristezza invadermi, per tutto il tempo di questa gestazione abominevole.
La Morte è la mia levatrice. La Delusione mia compagna e inseminatrice. Il Perdono mio figlio. E tu, che mi parli e guardi con aria sottomessa, che ti prostri ai miei desideri, alle mie convinzioni, ai discorsi che posso e non posso fare. Sei qui, a pochi passi da tutti noi. Lo vedi? L'ho creato da solo? A te, è bastato gettare il sasso sul fondo del mio animo.
Io sono affogato per cercarlo, l'ho trovato, l'ho preso, l'ho riportato a galla.
Dentro me ha trovato luce, e se ne è ricoperto, cercando comunque di non intaccare quel di buono che vi vedeva.
Poi questa gravidanza. Poi tu davanti a me. Io. Con il sasso in mano. Astro minuscolo, nelle mani dell'infinitamente piccolo: IO.

Il figlio di questo abominievole rapporto, si lega al mio corpo, come un figlio vero alla madre che l'ha partorito. Mi abbraccia. Mi bacia sugli occhi, per non farmi vedere. Mi prende quel sasso di mano.
Scaglia la pietra lontano. Anche il Perdono ha peccato. Anche il Perdono non è in grado di giudicarti. O di giudicare entrambi.
Perchè alla fine di tutta la commedia che abbiamo inscenato, mi è restata sempre la stassa cosa, che non mi ha mai abbandonato: Siamo in due.
E va bene così. Abbiamo un altro figlio da crescere.
Si chiama NOI

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