Briciole II
Poi, con fare estatico, come sotto l'effetto di qualche droga, fu il mio turno. Privato dell'anima, mi feci avanti, nudo. La mia erezione mi separava dal suo corpo, ma non abbastanza perchè potessi tendere il braccio, e con le unghie scorticarle i seni, la pancia. Girarla, e scrostare lo sporco che aveva accumulato nel nostro precedente incontro, staccare a pezzi la pelle, che al contatto con le mie mani diventava polvere.
Briciole alle briciole.
Poi mi concessi una gloria malsana, quella di un bacio sulla sua nuca, che faceva vedere i muscoli incatenati in una mostruosa veste vermiglia.
Intanto i giapponesi erano spariti, ma avevano lasciato vari kimono sparsi per la stanza. Le pareti nere si illuminarono poco a poco, e una finestra portava l'invito al sole, per farci visita.
Ormai entrambi eravamo mutili di qualcosa: io dell'anima, tu della pelle. Sazi e vestiti di seta, lasciammo quelle stanze.


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