La Grazia Madre
Freddi visitiamo gli occhi degli altri, cerchiamo passioni distinte, estinte, umide, uniche, eppure osmotiche.
Viviamo parole come storie lette in romanzi d'appendice, narranti di intimità disilluse e follie curate da medicinali sognati.
Aspiriamo carni tagliate dalla neve, con braccia come rami avvizziti, giochiamo a ridere delle disgrazie di mondi parcheggiati accanto al nostro, in attesa di fare la spesa al supermercato.
La Grazia Madre infligge carezze ai meno meritevoli, che sono tutti noi. E cedendo la vita, parlo di te, che cedi la vita a chi cede il proprio corpo per molli frasi politicizzate e un lavoro precario. I tuoi ricordi restano, la tua pelle cambia, la polvere moltiplica i suoi acari, le parole della carta molle, invece, puzzano di ipocrisia, di cose dette e non pensate, di falsità ingurgitate come latte acido, come miele caldo e nauseante, come te, carne nera dentro la bocca dei miei baci mai dati. Mai dati. Mai voluti dare. Mai. E il resto lo leggerò nella prossima uscita di questo schifoso feuilleton. Ma è solo fantasia. E cedendo lo sguardo e la schiena vado a studiare amarezze distanti da ciò che è per me davvero amaro. Freddi visitiamo gli occhi degli altri, inabissandoci nel gelo delle loro cornee, ma non temendo l'assideramento, bensi il fuoco dell'inferno. Leggere l'anima di chi ci sta accanto, ci farà bruciare.







